Il giornalismo digitale fa le sue vittime
Time Inc. (TimeWarner) anceh a causa del nuovo giornalismo digitale, modifica la propria struttura. 289 redattori vengono mandati a casa.
“It is safe to say it will be more than 200, it could go as high as 250, but it certainly won’t be 300,” said one insider.
People, Sports Illustrated e chiaramente lo stesso Time sono i titolo che verranno toccati da questa decisone, inoltre gli uffici di Chicago, Los Angeles e Atlanta saranno chiusi.
Prima gli indiani, adesso anche i russi. Tutti vogliono Telecom Italia.
Come al solito prendo notizia dalla stampa estera, la nostra va sempre un pò più piano.
Sembra che la russa AFK Sistema voglia diventare maggior azionista di Telecom Italia. La notizia è apparsa questo venerdì sul quotidiano russo Kommersant. Della questione se ne parlerà di più il prossimo marzo, quando Putin si troverà qua in Italia.
Altre informazioni a riguardo su Reuters.
Telecom Italia attacca AOL
La notizia è passata un pò inosservata, ma sembra che la nostra cara Telecom voglia lanciarsi all’attacco ed acquisire una parte di AOL Europe, più esattamente la parte francese e tedesca.
La Telecom starebbe al momento calcolando il valore dell’offerta, ma pare si tratti di circa 600-700 milioni di euro.
AOL Europe è di proprietà del colosso Time Warner e pare abbia un valore di circa un miliardo di euro. Time Warner già da tempo cerca di vendere la parte francese e tedesca di AOL (desidera però tenersi AOL UK), colpisce però che sia la nostra Telecom a compiere un tale passo. Ricordo che al momento Telecom non naviga in buone acque, nell’ultimo anno il titolo in borsa ha perso il 10% del suo valore e la nuova fusione con la TIM ha destato molte polemiche.

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AOL Germany conta al momento circa un milione di clienti inserendosi così al quarto posto tra le aziende di telecomunicazione tedesche.
Telecom Italia è già presente in Germania attraverso la Hansenet, azienda acquisita circa tre anni fa.
Microsoft compra Yahoo?
La voce già circola da alcuni mesi, ma sul sito CNNMoney e sul Wall Street Journal oggi si legge che la Microsoft ha serie intenzioni di acquisire o collaborare finanziariamente con Yahoo.
Molte sono le domande riguardo a tali speculazioni. La Microsoft ha investito enormi quantità di dollari sul suo motore di ricerca e sicuramente non mancano i liquidi per continuare su questa strada. Poche settimane fa la Microsoft ha addirittura inaugurato il suo network pubblicitario online.
Cerchiamo quindi di pensare ad uno scenario differente e forse anche più semplice e banale.
La Microsoft ha commesso degli errori e non riesce più a stare al passo con Google, che avanza sia sotto il punto di vista tecnologico che sotto quello economico.
Parliamoci chiaro, MSN si è tramutato nel più grosso buco nell’acqua della Microsoft. Si cerca quindi forse di salvare il salvabile?
Gli azionisti premono affinché le distanze con Google possano essere ridotte, gli analisti pensano che il settore pubblicitario online offra ancora molto spazio, mentre i clienti desiderano una concorrenza vera nel campo della ricerca in internet, questo per abbassare i costi della pubblicità online.
Con una tale operazione la Microsoft metterebbe le mani su circa 100 milioni di utenti che mensilmente navigano e utilizzano i siti di Yahoo.
Pare che i primi incontri tra il management Microsoft e quello di Yahoo siano già avvenuti e che si sia raggiunto qualcosa di concreto. La Microsoft starebbe ora semplicemente aspettando alcune importanti riorganizzazioni aziendali di Yahoo, prima di diventare realmente operativa.
MSN ha una quota di mercato pari circa al 10%, mentre Google in USA detiene quasi il 50%. La fetta di torta che Yahoo si trova tra le mani arriva invece a circa il 23%. Analizzando questi dati, è subito evidente che per contrastare Google, l’unica possibilità rimane quella di creare una forte alleanza Microsoft-Yahoo, che insieme deterrebbe circa il 33% del mercato americano.
L’efficienza della censura cinese: Il QuarterNet
Mi accorgo proprio adesso, mentre scrivo il titolo quest’articolo, di come molto spesso le parole siano associate a significati secondari, buoni o cattivi, positivi o negativi. La parola “efficienza” sembra addirittura paradossale affiancata al termine censura.
Oggi ci troviamo con più di 110 milioni di cinesi in giro per internet, anche se forse sarebbe meglio coniare un nuovo termine, visto che la rete non è disponibile nel suo complesso, ma solo una parte di questa può tranquillamente essere letta dal popolo cinese. Direi che il termine “QuarterNet” può starci bene, un quarto di rete, ovvero ciò che rimane di Internet dopo il filtraggio da parte delle burocrazie cinesi.
Usa Today riporta alcuni dati ufficiali rilasciati dalla CNNIC (China Internet Network Information Center). Sembra infatti che in Cina siano circa 30.000 i poliziotti informatici che controllano i movimenti e l’utilizzo della rete. Non si tratta di poliziotti che vanno in giro per la città a controllare i molteplici internet cafè, ma di una vera task force informatica, in grado di osservare tutte le abitudini degli utenti e di controllare il materiale disponibile in rete. Tutti i PC disponibili pubblicamente, come appunto quelli degli internet cafè, hanno un piccolo software che controlla tutto quello che viene scritto è inserito con la tastiera, insomma il classico Keystroke Logger. Tutto questo viene poi controllato per verificare che non vi siano contenuti criminalmente perseguibili.
Ecco quindi ripetere la parola magica: efficiente. Si questo è un sistema efficiente. Nel 2005, solo a Pechino e Shanghai, sono stati arrestati 1000 utenti all’interno degli internet cafè.
Facebook vale 2 miliardi di dollari
Business Week dichiara che la startup Facebook ha ricevuto un’offerta d’acquisto che si aggira intorno ai 750 milioni di dollari, ma che potrebbe anche raggiungere i 2 miliardi di dollari.
Sempre secondo Business Week, Facebook rientra tra i sette big player mondiali per ciò che riguarda il traffico internet generato.
Questa notizia dimostra lo spaventoso giro d’affari intorno al settore del Social Networking.
Lenovo vuole cancellare 1000 posti di lavoro
L’azienda cinese Lenovo, terzo produttore mondiale di Personal Computer, sta preparando lo smantellamento di almeno 1000 dei suoi 21.400 posti di lavoro.
Lenovo, attraverso una notizia ufficiale del direttore William J. Amelio, desidera risparmiare 250 milioni di dollari e riorganizzare il dipartimento responsabile per la vendita dei propri prodotti.
I problemi esistono ed erano prevedibili, con la loro organizzazione mastodontica, non poteva finire diversamente. Lenovo non ha solamente acquistato il settore PC della IBM, ma ha preso indirettamente tutta l’organizzazione e la struttura di vendita. Questo tipo di struttura, che già dava problemi all’interno della IBM, difficilmente riesce a stare in piedi come singola ed autonoma azienda.
Insomma con un solo pneumatico non si riesce a fare andare avanti tutta l’automobile, ma devi ricrearti un monociclo.
Lo stesso Amelio dichiara che spesso i clienti, interessati all’acquisto di un portatile, aspettano anche cinque giorni per ottenere una risposta dagli uffici Lenovo.
I CEO delle aziende IT sono più ricchi
Chi non ricorda gli anni d’oro del 1999 e del 2000? Le aziende IT navigavano nell’oro, i dipendenti erano pagati bene e i direttori non badavano a spese. Insomma, non si stava male. Poi arrivò il crollo della New Economy, con i suoi fallimenti e i licenziamenti. Non era difficile vedere persone, che poco prima coprivano importanti ruoli aziendali, andare in giro a mendicare un posto di lavoro.
Sembra che i gloriosi anni d’oro siano tornati, ma solo per i CEO delle grosse aziende IT.
Terry Semel, CEO di Yahoo, negli ultimi due anni ha guadagnato con le sue azioni circa 400 milioni di dollari. Nel 2003 Semel possedeva “solamente” 25,4 milioni.
John Tompson, a capo della Symantec, l’azienda produttrice di Software Antivirus più famosa al mondo, ha triplicato i suoi guadagni rispetto allo scorso anno, arrivando nel 2006 a possedere circa 69 milioni di dollari. Tutto questo grazie alle azioni della Symantec, che sono aumentate del 118% negli ultimi due anni.
John Chambers, CEO della Cisco, non è da meno. Grazie alla vendita delle sue azioni, nel 2005 si è portato a casa circa 61 milioni dollari. Nel 2004 aveva guadagnato solo 38 milioni.
La stampa americana riporta che i CEO delle 150 aziende più importanti e grosse della Silicon Valley, attraverso la vendita delle loro azioni, hanno guadagnato 1,55 miliardi di dollari. Questo è un aumento del 50% rispetto al 2003 e del 177% rispetto al 2002.
Il tutto può effettivamente rappresentare un certo ottimismo per il futuro, ma non posso non esprimere qualche serio dubbio.
A parte qualche raro esempio, l’offerta di stock options ai propri dipendenti era molto diffusa, ma dopo il botto del 2001, queste possibilità vengono sempre più spesso offerte solo ai livelli più alti delle piramidi aziendali. Questo è quello che avviene in USA, in Italia le aziende che offrono queste possibilità si possono contare sulla punta delle dita.
Certamente queste notizie aumentano l’ottimismo popolare, soprattutto quello del settore, ma non bisogna dimenticare che in Europa, il settore IT ha ancora reali difficoltà. Qualche segnale positivo arriva dalla Germania, che ha una vecchia tradizione informatica, dalla Francia, che continua ad investire in processi innovativi e dalla Gran Bretagna che si affida all’alleanza con le aziende americane. L’Italia? La domanda rimane aperta.
NBC Universal compra iVillage
NBC Universal, sta per acquisire totalmente iVillage, una delle comunità virtuali per donne più famose in rete, con circa 14 milioni di utenti registrati.
La NBC Universal ha offerto 8,50 dollari per ogni azione, questo significa che per acquisire il 100% di iVillage serviranno circa 600 milioni di dollari.
La transazione dovrebbe concludersi nel secondo quadrimestre del 2006.
Tramite iVillage, la NBC Universal desidera raggiungere un fatturato di 200 milioni di dollari entro la fine dell’anno.
Aggiungo che NBC Universal è per l’80% in mano alla General Electrics, il restante 20% appartiene alla Vivendi Universal.
SGI licenzia il 12% del personale
SGI stia preparando circa 250 lettere di licenziamento per i suoi dipendenti.
Il nuovo CEO, Dennis McKenna è operativo da solo un mese e già comincia a farsi volere bene. Nel frattempo The Inquirer parla di una vendita di SGI alla nVidia.
