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Finalmente Skype 2.0 per Linux
La nuova versione permette finalmente le videoconferenze (fino a 25 utenti contemporaneamente) anche con Linux
Yahoo <-> Microsoft. Iniziano le discussioni.
Sono iniziate discussioni informali tra Microsoft e Yahoo. Le aziende che potevano salvare Yahoo dall’acquisto sono oramai fuori dai giochi.
-> Seattlpi.com
-> CNNMoney
-> Marketwatch
Google – Doubleclick. “nvedi che tempi, ammazza che tempi.”
Google ottiene l’ok dall’Unione Europea e continua l’acquisizione di Doubleclick. Contemporaneamente annuncia licenziamenti in USA e nel resto del mondo, come per dire “Non dite che non l’avevamo detto”.
-> Internetnews.com
-> Garett Roger
-> L.A. Times
HD-DVD. Il giochetto è costato a Toshiba 1 miliardo di dollari.
Intanto Amazon li tira dietro a 80$. Se non vi serve il blu-ray, sono anche ottimi lettori DVD a basso costo.
-> Gearlog
-> Afterdown
-> Guardian
Tre dei principali canali privati tedeschi, Kabel, Pro7 e Sat1, distribuiscono programmi in streaming sul web.
Hanno capito che il sistema televisivo in digitale, potrá essere sostituito dalla rete molto in fretta.
-> RapidTV
WikiaSearch fa ridere.
Da ieri è online il tanto discusso WikiaSearch, il motore di ricerca creato da Jimmy Wales, nato con lo scopo di contrastare Google & Co.
Sono passati più di dodici mesi dall’annuncio di Wales, all’epoca il progetto era stato nominato Wikiasari e i risultati sono visibili oggi su http://alpha.search.wikia.com.
Caro amico ti scrivo….su Facebook

E rieccoci qua a riscrivere di old e new media.
Il modo migliore per iniziare è cercando di rivedere quello che è successo durante tutto il 2007, l’anno che secondo me ha consacrato il successo del termine Web 2.0, parola che ha preso il sopravvento su tutto quello che è la rete, portali online, reti sociali e semplici siti web.
Si è spesso parlato di una rete in sostituzione ai classici canali mediatici, come radio e televisione. Si può affermare che il 2007 è stato l’anno della svolta definitiva, dove radio, televisioni e stampa sono diventate totalmente dipendenti da internet, sia per la ricezione ma soprattutto per la diffusione delle informazioni. Per i media classici la rete è diventata un mezzo insostituibile, ma al tempo stesso un arma a doppio taglio, basta ricordare quello che è avvenuto con il Vaffa-Day di Beppe Grillo. Non è un caso che ci siamo ritrovati davanti a fortissime discussioni sulla censura della rete in Italia e in tutta l’Europa. Per non parlare poi della censura applicata nel resto del globo, a favore di questo o quel governo, da parte di Google, Yahoo e compagnia bella.
I casi di censura più tristi si sono verificati in Cina, Iran e Birmania, soprattutto a scapito di blogger dissidenti. RSF ha criticato pesantemente l’attuazione della censura da parte del governo cinese, soprattutto in vista dei prossimi giochi olimpici.
Per quello che riguarda le reti sociali, due sono i servizi esplosi durante il 2007, Facebook e MySpace, che hanno ampliato il loro raggio d’azione localizzandosi in termini geografici e di linguaggio. Purtroppo parallelamente al loro successo sono avanzate numerose critiche ai due servizi, soprattutto per ciò che riguarda la pedopornografia e lo scorretto utilizzo dei dati personali a fini pubblicitari.
Non è stato solo l’anno di Facebook. Per la prima volta nella storia informatica ci si è trovati davanti ad un fenomeno di massa in grado di coinvolgere virtualmente milioni di persone. Second Life è diventato l’esempio di come la teoria sui mondi paralleli sia in grado d’integrarsi perfettamente all’interno della rete. Ma Second Life, nonostante l’enorme massa di seguaci, è stato un fenomeno temporaneo, forse la vera ed unica bolla del Web 2.0. Le attese sono state troppo alte e quando le aziende e i partiti politici hanno cominciato ad acquistare terreni virtuali il mondo di Second Life ha cominciato a spopolarsi. Second Life inoltre si è trovata a combattere contro il curioso mondo del copyright virtuale. Per quanto ridicolo, sono decine le aziende che hanno fatto causa alla Linden Research per motivi di contraffazione virtuale.
Su Second Life le “Addas” non vanno bene.
Ma giacché siamo in tema di copyright, come non parlare del DRM, la protezione digitale musicale. Il 2007 si è concluso lasciando alle spalle decine di utenti P2P davanti ai giudici e dietro alle sbarre, con migliaia di dollari da pagare alle grandi major. Il discorso però non è ancora terminato e andrà sicuramente avanti per tutto il 2008 e forse oltre. Apple e Universal Music hanno scosso il mondo della musica annunciando il loro divorzio dal DRM, ma sono ancora tante le aziende che puntano sulla protezione audio e video. Ma il discorso sul DRM non si limita più solo alla pirateria derivata dal P2P, ma anche alla diffusione dei contenuti attraverso portali come YouTube o DailyMotion, servizi oramai in grado di devastare tutto il mercato audio e video.
Non per ripetermi, ma visto che parliamo di YouTube non possiamo non parlare delle convergenze derivate da questa tecnologia. Esattamente come dicevo all’inizio, televisioni e stampa sono oramai totalmente dipendenti dalle tecnologie offerte dalla rete, non è infatti un caso che per contrastare la forza di Internet siano stati lanciati servizi praticamente identici. Tutti i più grandi media, Corriere, Repubblica, La Stampa, ma anche Mediaset e Rai, offrono servizi di video streaming sui loro siti, farne a meno significherebbe perdere un treno difficile impossibile da riprendere.
Per concludere posso tranquillamente affermare che il 2007 è stato l’anno che ha fatto partire il crollo del controllo dell’informazione. Non basta più ammazzare o corrompere un giornalista, la rete e in grado di deviare il tutto. Non è un caso che proprio nel 2007 si siano battuti tutti i record riguardo alla censura. La rete spaventa chi non la conosce ed è troppo vasta per poter essere controllata. L’unico modo è proprio quello di staccare la propria nazione da ogni collegamento con l’esterno. I mezzi sono differenti ma il risultato è lo stesso. La Cina utilizza un mega firewall insieme con uno squadrone di migliaia di cyber-poliziotti, la Birmania e l’Iran staccano fisicamente i cavi in uscita dal loro paese. Ma la tecnologia avanza e con i sistemi wireless diventa sempre più difficile tenere informazioni e informatori sotto controllo. Speriamo di non vedere battere questo triste record nel 2008.
Gmail update! Arriva l’IMAP (2)

L’ho scritto ieri, ora è ufficiale.
Dal blog di Gmail:
For the past few years, we’ve offered POP access, which is similar to IMAP but lacks one critical feature: your changes made on other devices aren’t seen in Gmail when you log back in. Instead you are presented with a list of unread mail, and you must re-read and re-sort everything. For this reason, as soon as I started at Google, IMAP was one of the first things I asked about. Since then, I’ve seen countless blog posts, requests, chats, and just about everything else asking, “Are you guys ever going to do IMAP?” Well now I can say: Yes. Yes, we are doing IMAP. In fact, we are doing it for you for free on all devices and platforms.
Dal “What’s new” di Gmail
Just launched!
Free IMAP
Sync your inbox across devices instantly and automatically. Whether you read or write your email on your phone or on your desktop, changes you make to Gmail will be seen from anywhere you access your inbox. Don’t fret if you don’t see “IMAP Access” yet under the Settings menu. We’re rolling it out to everyone over the next few days.
Gmail update! Arriva l’IMAP
Una bella notizia dal servizio mail di Google: Gmail supporterà presto l’IMAP, affiancandolo al classico protocollo POP.In questo modo sarà possibile la sincronizzazione bidirezionale di mail e cartelle tra il proprio client e il servizio online.
Google non ha ancora confermato la notizia in maniera ufficiale, ma ha semplicemente dichiarato che IMAP è una funzionalità desiderata da molti utenti, inoltre sono molte le persone che dichiarano d’aver già visto apparire le opzioni IMAP sul proprio account Gmail. Se aggiungiamo anche che le funzionalità IMAP di Gmail vengono descritte sul sito di supporto agli utenti, si può tranquillamente affermare che nel giro di pochi giorni tutti saranno finalmente in grado di utilizzare le nuove funzionalità.
Il clone di Twitter non poteva mancare (2)
Primi commenti riguardo l’acquisizione di Jaiuku.
Steve Rubel:
To clarify, I give Twitter 45 days to be sold. My pick? Yahoo. Reason - Yahoo is focusing on developers and Twitter’s API is attractive.
This is a good purchase for Google. Add it onto their new social network that’s coming (Orkut 2.0) and Google just made a major move against Facebook.
Il clone di Twitter non poteva mancare

Twitter ha generato un boom (che personalmente non capisco) che Google chiaramente non poteva perdere. Proprio per questo è stato acquisito poche ore fa Jaiku, un sistema che permette il cosiddetto “Active Streaming”, in concreto un clone del più famoso Twitter.
Wonderful Jaiku users,
Exciting news, Jaiku is joining Google!
While it’s too soon to comment on specific plans, we look forward to working with our new friends at Google over the coming months to expand in ways we hope you’ll find interesting and useful. Our engineers are excited to be working together and enthusiastic developers lead to great innovation. We look forward to accomplishing great things together. In order to focus on innovation instead of scaling, we have decided to close new user sign-ups for now.
But fear not, all our Jaiku services will stay running the way you are used to and you will be able to invite your friends to Jaiku. We have put together a quick Q&A about the acquisition.
Jyri Engeström and Petteri Koponen, Jaiku Founders
Ho l’impressione che Google abbia spostato le sue acquisizioni verso piccole start-up, probabilmente per prendere a basso costo le loro tecnologie e quindi integrarle nei loro sistemi. Un paio di settimane fa è stato acquisito anche Zingku, un servizio molto simile a Jaiku ma con un focus spostato maggiormente verso l’area delle reti sociali.
Da diverso tempo si parla di un grosso progetto in casa Google, che dovrebbe diventare una piattaforma comunicativa colossale. Sono quindi forse legati gli annunci riguardo il software mobile GPhone e l’acquisizione di Grand Central, azienda che offre servizi per la telecomunicazione mobile.
Google Shared Stuff
Pochi giorni fa Google ha introdotto un nuovo sistema “Social Bookmarking” chiamato Shared Stuff. Questo sistema non fa altro che permettere ai suoi utenti di scambiarsi in maniera semplice e veloce bookmarks, fino all’integrazione con la community Google Bookmarks.
Shared Stuff permette d’integrare un bookmarklet all’interno del proprio browser per permettere una rapida chiamata delle funzionalità di sharing.
Con Google Shared Stuff è possibile condividere contenuti, immagini e abbonare questi tramite feeds RSS. Insomma Google Shared Stuff fino a qui offre le stesse cose che già sono disponibili grazie a Delicious & Co.
Ci sono però dei nuovi elementi che contraddistinguono il tool di Google, per esempio l’integrazione con Facebook e con i suoi diretti concorrenti, come appunto Delicious o Digg.
Google Shared Stuff rimane comunque un buon strumento di promozione, anche per il proprio blog.
Promuovendo di tanto in tanto gli articoli che sono ritenuti realmente interessanti, è realmente possibile far aumentare la conoscenza del proprio blog. Mai esagerare però, altrimenti si rischia di cadere nel burrone dello spam.
Chiaramente Google non disdegna le applicazioni di casa, offrendo la possibilità d’inviare i propri bookmarks ai contatti salvati sull’account Gmail o di osservare i link condivisi da quest’ultimi.
La reale differenza tra Google Shared Stuff e i suoi concorrenti sta nella diffusione del marchio Google in rete. La massiccia diffusione del brand Google potrebbe aprire maggiormente le porte del “tagging”. In questo modo Google di conseguenza potrebbe apportare interessanti modifiche al proprio motore di ricerca, offrendo risultati sempre più vicini alle richieste dell’utente.
Implementare Google in Google Reader
Questo è Google Search:

Questo è Google Mail:

Questo è Google Groups:

Questo è Google News:

Questo è Google Calendar:

Cosa si nota? Semplice, ogni funzionalità di Google ha uno suo ben definito sistema di ricerca. Si può quindi cercare nei gruppi di discussione, nelle proprie mail e nel calendario, ma sapete dov’è che a me personalmente manca una funzione di ricerca? In Google Reader.
Sembrerà strano ma proprio nel lettore feeds di Google manca la possibilità di ricercare tra gli RSS abbonati. Effettivamente la ricerca c’era ma è misteriosamente scomparsa per chissà quali motivi.
Utilizzo Google Reader da diversi mesi, dopo il suo rinnovo grafico e funzionale ho deciso d’utilizzarlo al posto di Bloglines, ma se c’è una cosa che mi manca, è proprio la possibilità di ricercare tra i feeds, soprattutto tra quelli marcati con la stella, i cosiddetti “Starred Items”.
Esiste però una possibilità per ovviare alla mancanza, un “workaround” che permette l’inserimento di un motore di ricerca ad - hoc per google reader.
- Per prima cosa bisogna andare sul Custom Search Engine di Google, qua è possibile costruire un proprio motore di ricerca basato chiaramente su quello di Google.
- Dopo aver premuto su “Create a Search Engine”, riempite solamente i campi “Search engine name”, “Search engine description” e “Sites to search” (qua inserite semplicemente http://www.google.it/reader/view/) e terminate l’operazione.
- Ora andate sul Google Reader ed esportate sul vostro PC i feeds abbonati in formato OPML (Settings -> Import/Export -> Export).
- Caricate ora il file OPML sul motore di ricerca precedentemente creato, per farlo andate su My Search Engines->Control Panel->Advanced->. Sulla “Annotation file” cliccate su “Browse” e caricate il file OPML precedentemente salvato.
- Fatto? Avete ora creato il vostro motore di ricerca per Google Reader fatto in casa.
Qua trovate un mio esempio: http:blog.medianima.com/search
Perché Yahoo non è grado di competere.
Su “Got Ads?” si può leggere un bellissimo articolo riguardo le scarse capacità concorrenziali di Yahoo, con una seria analisi delle problematiche attuale.
Riassumendo l’articolo, si arriva alla conclusione che Terry Semel (CEO Yahoo) debba essere sostituito perché dal punto di vista tecnologico, non capisce un tubo.
Inoltre anche attraverso una fusione tra Yahoo e MSN, Google ne trarrebbe enormi vantaggi, visto che la combinazione delle loro incompetenze farebbero diventare Google il vincitore assoluto.

